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recensioni telegrafiche di una lettrice seriale
giovedì, 21 settembre 2006

TOKYO BLUES 
Haruki Murakami
NORUWEI NO MORI

scrivo questo mio commentuccio ancora sull'onda di una viva emozione, dato che ho finito NORUWEI NO MORI da nemmeno un minuto.

non mi aspettavo che questo romanzo mi emozionasse a tal punto, e devo dire che mi ha preso un po' a tradimento. inzio tranquilla, continuo interessata, supero metà coinvolta, vado avanti rapita, chiudo commossa!
per me, NORUWEI NO MORI non è una semplice storia d'amore: è la storia di almeno due amori, ma racconta anche di lutti, di amicizie, di viaggi, della difficoltà di vivere la vita in un momento di spaesamento e disorientamento. non mi piace fare accenni personali, sanno un po' di protagonismo, ma penso che se non avessi passato un periodo della mia vita, di circa due mesi, chiusa in casa, solo una persona (e occasionalmente il telefono) a legarmi a un mondo esterno che mi terrorizzava, forse avrei apprezzato di meno il tono tranquillo e quasi dimesso della voce narrante, che racconta la sua vita  "nella palude" in modo piano, essenziale, elegante - un'eleganza, tuttavia, che trascende il fatto che lo scrittore sia giapponese, e si colloca in un "linguaggio dell'anima" che colpisce prescindendo dallo stile di scrittura.

il romanzo, inoltre, è fitto di rimandi letterari , cinematografici, musicali, disseminati e orchestrati davvero con gran classe: Il grande Gastby, Il laureato, La montagna incantata, la stessa canzone Norwegian Wood, più che semplici citazioni sono vere e proprie chiavi di lettura che lo scrittore ci offre, per meglio decifrare  quelle sensazioni nei confronti del mondo esterno che la voce narrante è così avara nel descrivere, a causa del suo ritegno e del suo carattere tranquillo ma ombroso.

una volta avevo una ragazza, o forse è meglio dire che lei aveva me,
mi mostrò la sua stanza: "non è bello? è legno norvegese"
mi chiese di restare e mi disse di sedermi dove volevo
ma guardai in giro e notai che non c'era nemmeno una sedia

postato da DaisyM alle ore 11:23 | link | commenti (5)
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lunedì, 18 settembre 2006

L'UOMO SENZA SONNO
Brad Anderson
THE MACHINIST

diciamo che citare dostdojevskij a inizio film non è la mossa più azzeccata per tenere nascosto quello che seguirà... a parte questo, il film è abbastanza avvincente, anche se si perde nel finale rivelando ben poco rispetto alle aspettative che crea.

sì, certo, è girato molto bene e la scelta degli attori è pressochè perfetta (il tizio pelato che perseguita il protagonista ha una di quelle fisionomie che quando le vedi sembrano quasi normali, eccezion fatta per qualcosa di sinistramente indefinibile, quel particolare fuori posto che le rende raccapriccianti - e il dito del piede cucito al posto di quello della mano, dimenticavo), la fotografia virtuosa, però... il film mi sembra un book delle costole di christian bale "modello birkenau", dato che in questo film fa veramente paura per quanto è magro.

in sostanza, bel film, c'è di meglio ma c'è anche di peggio - detto così, non esiste giudizio peggiore, eh? dai, in realtà mi è piaciuto, carino. e una volta tanto, il titolo italiano è quasi - ho detto quasi - più decente di quello originale.

postato da DaisyM alle ore 16:06 | link | commenti (3)
categorie: cinematica
giovedì, 14 settembre 2006

HOCUS POCUS
Kurt Vonnegut

preso in biblio con poca voglia e ancor meno interesse, mi sono trovata tra le mani uno dei libri più belli che abbia mai letto... lo so che è una frase che ricorre un po' troppo nei miei post, ma non è colpa mia se ho la capacità di stupirmi ancora!

scritto nel 1990, quindi successivamente agli altri romanzi che ho letto e recensito in questi mesi, HOCUS POCUS presenta le consuete caratteristice vonnegutiane ma con un ingrediente nuovo: il pathos. è proprio il pathos che mi aveva portato a  giudicare MATTATOIO 5 il suo capolavoro, e che ora fa di HOCUS POCUS il nuovo vincitore della mia personale classifica.

vonnegut è cinico, è caustico, è geniale e per questo anche un po' crudele. ma in HOCUS POCUS il dramma umano della guerra del vietnam è posto finalmente in primo piano in un modo diverso, più sofferente e partecipe. siamo distanti da LE SIRENE DI TITANO, dove l'orrore e il disagio dell'essere umano e l'assurdità della società venivano espressi mediante simboli strampalati e visionari.  qui, di visionario c'è ben poco, è come se lo stile e il sentire di vonnegut abbiano incorporato questa caratteristica, l'abbiano assimilata definitivamente per andare oltre, a un livello ancora superiore che comprende tutte le sue peculiarità ma anche la capacità di ignorarle, o stemperarle, per prediligere la vicenda umana.

HOCUS POCUS è pieno di incanto e di dolore, e leggerlo è un'esperienza che coinvolge la mente, le emozioni, l'umorismo, la sensibilità, la compassione.

postato da DaisyM alle ore 15:01 | link | commenti (1)
categorie: commentucci
mercoledì, 13 settembre 2006

IL LAUREATO
Mike Nichols
THE GRADUATE

hello darkness my old friend... finalmente sono riuscita ad apprezzare il sound di simon & garfunkel , che in questo film ci sta come il cacio sui maccheroni...
sia nel film che nella musica, infatti, si avvertono una malinconia, un'angoscia, una ricerca che non riescono a venire a galla e restano presenti ma inespresse nei riff ripetitivi della chitarra e nella faccia spenta di dustin hoffmann che nasconde un grido inascoltato.

la fine di un percorso di studi, e a suo modo la fine di un'epoca... i momenti di trasizione sono traumatici in generale, come sappiamo noi alfieri erranti dello stemma co.co.co, e figuriamoci se l'epoca che sta per aprirsi è quella della grande contestazione! il suono del silenzio cantato da simon & garfunkel è qualcosa di negativo, di cancerogeno, è la vanità e la mancanza di senso in quello che circonda il giovane benjamin... ma qual'è l'alternativa? "le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane".

così, anche l'apparente lieto fine del film in realtà nasconde una sconfitta, proprio perchè benjamin non è riuscito a rispondere alla domanda fondamentale che avrebbe potuto salvarlo: qual'è l'alternativa? l'amore per elaine non ha niente di spontaneo, di reale, è solo lo sfogo di una giovane volontà di potenza costretta fino a quel momento in un'armatura, in una goffa e inutile tuta da palombaro, che rappresenta un po' il simbolo della situazione di ben. fermo lì in piscina sotto metri d'acqua, che lascia passare più tempo possibile prima di risalire e sopportare di nuovo parenti e amici ridanciani e cagacazzo, benjamin soccombe ugualmente a questa condizione perchè non trova la strada giusta ed esplode prima di trovare una meta realistica e a sua misura.

in un certo senso, la storia del LAUREATO è la stessa che ho visto in GHOST  WORLD, solo declinata a un'epoca in cui il significato dell'amore non era ancora stato svilito dal cinismo tipico degli anni Novanta, che svuota di senso la stessa parola "valore" e lascia a un adolescente al termine degli studi (come ben e come le protagoniste di GHOST WORLD) solo assenze, di famiglia, di società, di possibilità; benjamin ha ancora delle presenze attorno a sè, ma sono presenze negative, ingombranti, vacue, contro le quali egli sente di dover lottare - anche se la sua lotta prende una direzione sbagliata. la sua domanda è la stessa di tyler durden, quando anch'egli termina l'università: papà, e ora? ma è chiaro che nessuno dei padri chiamati in questione è in grado di rispondere.

in un altro momento non avrei mai messo anima e corpo a recensire IL LAUREATO, che magari mi sarebbe sembrato solo una gran pizza... è un caso che abbia visto sto film prima di laurearmi??

 

postato da DaisyM alle ore 13:25 | link | commenti
categorie: cinematica
martedì, 12 settembre 2006

IL PARTIGIANO JOHNNY
Beppe Fenoglio

mi aspettavo qualcosa di essenziale e intenso come UNA QUESTIONE PRIVATA e invece... mi sono trovata tra capo e collo un mattone lungo, secchione, freddo come un ghiacciolo e fastidiosamente suppoente.

ecco, sì,  il fenoglio che ha scritto IL PARTIGIANO JOHNNY è proprio così, suppoente: suppone che tutti sappiano l'inglese, e infarcisce i periodi di frasi, citazioni, parole inglesi che danno al tutto un andamento petulante oltre che vagamente finocchio; suppone che noi lettori siamo tutti filologi e apprezziamo lo SCEMPIO che fa della lingua italiana, prendendo un nome e trasformandolo in un verbo, un verbo in un aggettivo, un aggettivo in un avverbio, e vai così, in un'orgia di vocaboli tutti-contro-tutti, una copula selvaggia che non produce affatto una nuova lingua ma un mostro a tre teste; suppone che una storia narrata con distacco, petulanza, pedanteria, prolissità debba essere interessante lo stesso solo perchè parla di partigiani.

mi sia consentito, inoltre, un piccolo corollario: SPERIMENTAZIONE LINGUISTICA non significa prendere le lingua e stravolgerla tanto per darsi un tono. UN'ARANCIA A OROLOGERIA, di Anthony Burgess, quella è vera sperimentazione lunguistica, la creazione ex novo di parole che però sanno essere talmente evocative e perfettamente aderenti alla realtà tanto da prendere il posto di quelle esistenti in modo immediato e quasi naturale... quello che fenoglio fa è perfettamente il contrario, modificando parole esistenti per renderle quanto più possibile oscure, staccate dalla realtà, noiose e deformi nella loro... come dire? secchionaggine.

aggiungo che la prefazione al romanzo, anch'essa secchiona, suppone che uno legga tanto per la gloria e rivela il finale, ed ecco perchè questo è un libro che sono felice di non aver neanche terminato.

postato da DaisyM alle ore 14:09 | link | commenti
categorie: commentucci
martedì, 12 settembre 2006

INVISIBLE MONSTERS
Chuck Palahniuk

domanda: perchè dopo che l'ho stroncato, continuo a leggerlo? risposta: avevo bisogno di qualcosa di facile, rilassante, nonchè ignorante e buzzicone a sufficienza per riprendermi dal PARTIGIANO JOHNNY di fenoglio.

detto questo... chuck palahniuk è davvero sovversivo quanto stephen king è davvero disturbante, e cioè perfettamente alla portata di un americanotto ignorante che voglia fare il politicamente scorretto per mezz'ora.
leggi un libro di palahniuk e dici: ma è un genio! è un rivoluzionario! ne leggi un altro e ti viene il dubbio che ci marci. leggi il terzo, e sei finalmente certo che - proprio come king - palahniuk non è un sovversivo nè un genio nè un creativo: è semplicemente un tizio che ci sa fare e che ha trovato un modo tranquillo per portare a casa la pagnotta. nonostante i suoi discorsoni infarciti di locuzioni all'avanguardia, palahniuk si è cucito addosso un marchio di fabbrica, e spera di campare di rendita il più a lungo possibile.

detto questo... INVISIBLE MONSTERS non è proprio proprio da buttare via. si fa leggere e ti fa passare quell'oretta di entertainment con un intreccio assurdo ma ben calibrato, e ora ne so un po' di più su vagine ricostruite e farmaci che ammorbidiscono le feci.

postato da DaisyM alle ore 13:28 | link | commenti
categorie: commentucci
lunedì, 11 settembre 2006

I GRIFFIN
Seth MacFarlane
FAMILY GUY

dopo un mese o poco più passato a sciroccarmi tutte e quattro le serie più il film dei Griffin ,posso dire di essere diventata un'esperta mondiale in materia, oltre che di avere la mente seriamente compromessa dal mio tour de force. da ora in poi, qualsiasi cosa mi succederà io la rapporterò ai Griffin immaginandomi cosa direbbe Brian o che peter mi sfidi per un giro intorno al mondo, oltre alla mia faccia trasposta in un cartoon. questo per me è il nirvana!... "più eccitante di quella volta che ho cavalcato la lavatrice heh heheh heheheheheheh"...

"che fine hanno fatto quei vecchi valorii su cui potevi contareee!"

I GRIFFIN non risparmiano nessuno... qualsiasi altra cosa politicamente scorretta che abbia visto in passato, al loro confronto sembra un film di julie andrews. ce n'è per tutti: neri e razzisti, americani e arabi, religioni alla rinfusa, handicap, bin laden, pedofili, nani e ballerine, politici, papi, anziani e ragazzini, julie andrews!

penso che se all'umanità fosse imposta la visione di TUTTI gli episodi dei GRIFFIN, tutti a ripetizione fino a che non li si trova divertenti e non si è in grado di ridere dal primo all'ultimo secondo, una specie di terapia lodovico per riattivare il sense of humour... questo mondo sarebbe migliore. sarebbe malato e in preda alle allucinazioni come me ora, ma sarebbe sicuramente migliore.

postato da DaisyM alle ore 15:07 | link | commenti (3)
categorie: comix, cinematica

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