tra un mese il blog compirà due anni e in condizioni normali sarei contentissima. ma metto le mani avanti. è da un po' che non lo aggiorno con regolarità, lo trascuro , e devo ammettere che ora come ora posso solo fare peggio di così.
lo dico in francese: è un periodo di merda. per cui è probabile che, finché le cose non andranno meglio, ci sarò di rado, e le energie che metto per leggere, guardare e recensire le impiegherò in amenità come convincermi a non passarmi una corda al collo, o tentare di raggiungere il nirvana tramite dosi massicce di tabacco e barrette ipocaloriche.
ad maiora!
I PADRONI DELLA NOTTE
james gray
WE OWN THE NIGHT
mi sale un appello dal profondo del cuore: legalizzate la droga! legalizzate ogni droga: canne, crack, cocaina, qualsiasi sostanza psicotropa (compreso il famoso vivinC col gesso e cocacola coll'aspirina a tutti)!!!! grazie a questo gesto coraggioso e definitivo, niente più cartelli, niente più poliziotti ammazzati e niente più film di merda come I PADRONI DELLA NOTTE.
il papà poliziotto cagacazzi e maestro di passivo-aggressività, il fratello pecora nera che si macchia di crimini come ballare in discoteca, farsi qualche canna e giocare a carte con gli amici a tarda notte, il russo spacciatore "ti spiezzo in quattro" con la treccina e la solita selva di comprimari fatti con lo stampino. stessa storia di sempre. dialoghi di sempre. peggior finale di sempre. attori cani come mai. vogliamo parlare dell'ambientazione? non è che pretendessi una cosa certosina alla ZODIAC, ma non bastano due canzoncine a ricreare gli 80.
inoltre credevo che la pensata di intitolare I PADRONI DELLA NOTTE un filmaccio moraleggiante che puzza di poliziotto dal cuore buono fosse una pensata nostrana, calcolata per attirare in sala quanti più gonzi possibile (ne state leggendo una, come ho sentito la canzone di blondie nel trailer mi sono fiondata) , invece è farina del sacco americano. complimenti per l'inutilità.

valida alternativa alla visione de I PADRONI DELLA NOTTE
fin'ora, di voonegut ho letto (cito alla rinfusa, quelli non linkati non li trovo:-O):
e ora aggiungiamo anche BARBABLU. mi sembra che i romanzi più "maturi" di vonnegut (parliamo di quelli scritti tra la fine degli anni '80 e i primi '90) sembrino quelli meno sofisticati per lo stile meno frammentato, e vi si legga anche un pathos più dichiarato, una minore paura di far trasparire, oltre all'ironia caustica, anche una certa dolcezza, una tenerezza di fondo che li rende più cari perché esprimono quel pathos che a volte vonnegut si nega. va beh, insomma, lo adoro sempre e comunque. l'univìco neo di BARBABLU è la traduzione un po' legnosa, alle volte cigolante. a feltrine', si può faaaare di più...

lei aveva vissuto una vita. io avevo invece accumulato aneddoti. lei era a casa sua. casa mia era da qualche parte dove non pensavo, io di trovarmi mai.